ILLECITI NEL CICLO RIFIUTI DEL VENETO – COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA

PROPOSTA DI RELAZIONE TERRITORIALE SULLA REGIONE VENETO

della

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI
AMBIENTALI AD ESSE CORRELATI

(Relatori: On. Alessandro BRATTI, On. Miriam COMINELLI,
On. Alberto ZOLEZZI)

pubblicata sul BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI del 23 GIUGNO 2016

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SCHIO – INCENERITORE – alcuni elementi conoscitivi

L’inceneritore di Schio fu costruito più di trent’anni orsono con lo scopo di smaltire i rifiuti prodotti in loco. L’impianto, gestito da Alto Vicentino Ambiente, società ad intera partecipazione pubblica i cui soci sono 32 comuni dell’alto vicentino,  ha subito nel tempo progressivi ampliamenti fino ad arrivare alle tre linee che smaltiscono 72.000 tonnellate annue di rifiuti, di cui meno di un terzo provengono dal bacino di utenza locale.

Attualmente sono in corso i lavori di ampliamento della prima linea che porteranno ad una potenzialità di incenerimento di 91.000 tonnellate/anno, nonostante i dati parlino di una continua diminuzione della produzione dei rifiuti. Le vicende di questo enorme quanto assurdo investimento ( 14 milioni per il raddoppio della linea oltre ad altri cinque milioni per predisporre il teleriscaldamento) si intrecciano con quelle del noto ospedale di Santorso,  oggetto di un costosissimo project–financing dai contorni  ancora opachi, sorto nonostante la contrarietà della maggior parte dei cittadini in una zona in cui vi erano già  i due ospedali attivi  di Schio e di Thiene a pochi chilometri l’uno dall’altro . L’ospedale di Santorso, che è attualmente oggetto di indagini da parte della Guardia di Finanza, fu fortemente voluto dalla giunta Galan, che scelse di spendere 143 milioni per costruirlo invece di ristrutturare i poli di Schio e Thiene ( spesa prevista : 63 milioni). I nomi sono sempre gli stessi : Mantovani, Gemmo, studio Altieri . Diversi esposti sono stati presentati alla magistratura, in particolare sui termini onerosissimi del project financing.

L’ospedale di Santorso è stato costruito a poche centinaia di metri in linea d’aria dall’inceneritore, nonostante in un documento di valutazione dell’impatto ambientale dell’impianto di incenerimento redatto qualche anno prima della costruzione dell’ospedale, il parere positivo fosse sostenuto anche dalla considerazione che, nel raggio di tre chilometri dell’impianto, non sorgevano edifici sensibili quali scuole, ospedali, comunità. L’idea “geniale” è quella di riscaldare il nuovo ospedale con l’energia ricavata dall’incenerimento dei rifiuti, costringendoci così a bruciare sempre di più , anche a costo di andare a cercare sul mercato i rifiuti da incenerire in un momento in cui la produzione di rifiuti è in calo e la raccolta differenziata in aumento. Ma questo, sappiamo, è l’effetto di un mercato dell’energia drogato dai contributi pubblici ad energie rinnovabili che rinnovabili non sono.

Se trovare rifiuti da bruciare potrà essere un problema, non lo sarà probabilmente trovare pazienti da ricoverare visto che quest’operazione sembra ispirarsi al concetto del “ malato a chilometro zero “ prodotto in loco, in una ulss in cui, , visto il mancato inserimento nel registro dei tumori del Veneto, non si conoscono i dati di incidenza delle malattie tumorali ma solo quelli di mortalità  .  Soltanto poche settimane orsono, infatti, grazie alle continuepressioni esercitate da associazioni locali, consigli comunali e su richiesta della stessa ULSS, è finalmente avvenuto l’inserimento nel registro dei tumori del Veneto, ma ci vorrà del tempo per raccogliere e catalogare i dati relativi a questo tipo di patologie.

In trent’anni nessuno studio epidemiologico degno di tale nome è stato svolto nella nostra zona, né analisi del suolo per monitorare l’accumulo di diossine e di altri inquinanti organici persistenti e non è dunque chiaro su quali elementi certi si basino le periodiche rassicurazioni che vengono fornite alla cittadinanza. In queste, comunque, costante è il riferimento all’attività dell ‘ “Osservatorio permanente sui rifiuti “ , un organismo di controllo di cui fanno parte, da statuto,  rappresentanti delle Amministrazioni Locali, il Presidente del Consiglio di Quartiere dove ha sede l’impianto di incenerimento  un rappresentante della società che gestisce l’impianto, un rappresentante di ARPAV, uno di U.L.S.S. n. 4 “Alto Vicentino”, due rappresentanti di associazioni ambientaliste, un rappresentante scelto tra le associazioni di industriali, uno tra le associazioni degli artigiani, uno tra le associazioni degli agricoltori.

Anche in un recente (aprile 2015) articolo pubblicato sul Giornale di Vicenza  – il quotidiano locale più letto in zona – alcuni dirigenti ULSS si affannano ad assicurare la popolazione che la situazione sanitaria non desta preoccupazione, che i dati relativi all’alto tasso di mortalità per tumore al fegato e alla mammella non sono legati all’attività dell’inceneritore ( come siano arrivati a questa conclusione non è dato saperlo) e che comunque su questi temi vigila attento l’Osservatorio. Analoghe considerazioni erano state espresse in diretta radio ( trasmissione radio Rai uno “La radio ne parla “ puntata del  13 gennaio 2014) dall’allora sindaco Luigi Dalla Via , PD, che, dopo aver affermato che la linea 1 , la più inquinante,  era all’epoca ferma ( dato assolutamente falso, come si evince dal sito della società Alto Vicentino Ambiente che ne pubblica addirittura i dati sulle emissioni ), rassicura i cittadini sull’opera di controllo svolta dall’Osservatorio.

Peccato che, dopo aver letto i verbali relativi alle riunioni dell’Osservatorio – faticosamente ottenuti solo grazie all’intervento di un consigliere comunale –  risulta che l’osservatorio nel 2015 non si è mai riunito, nel 2014 si riunì un’unica volta ( in cui il Presidente dell’Osservatorio, Pietro Menegozzo – allora sindaco di Santorso ed in seguito segretario del PD vicentino –  lesse la lettera in cui un’associazione ambientalista richiedeva copia dei verbali, peraltro poi mai forniti ai richiedenti ), nel 2013 si riunì 5 volte e nel 2012  sei. Ebbene, in  una sola riunione vennero presentati alcuni dati sanitari sulla mortalità da tumori nella locale ulss, dati peraltro già noti da tempo e privi di qualsiasi elemento di correlazione con l’esposizione alle emissioni dell’impianto. Nella riunione successiva, poi, tali dati vennero discussi. Veramente un controllo puntuale e rassicurante !!! Perché, dunque, tante bugie ? Vogliamo parlare di raccolta differenziata ? Recentemente la società che gestisce l’inceneritore (AVA) ha incorporato tramite fusione la società (Greta) che gestiva la raccolta differenziata. Già da tempo Greta era una società totalmente controllata da AVA.

Ovvio il conflitto di interessi tra le due società, l’una ha interesse ad incenerire il più possibile, l’altra aveva interesse a recuperare il più possibile. Quale di questi interessi sia prevalso, lo si può capire dai dati reali di raccolta differenziata che, se pure nel comune di Schio sembrano essere positivi ( circa il 65% ), vanno compresi attraverso un’analisi più attenta. La quota di RD, infatti, viene calcolata  in base a quanto viene raccolto nei cassonetti del multi materiale, della carta e del vetro, ma in tale calcolo non si tiene conto che, a causa del sistema di raccolta, il 50% circa del materiale raccolto viene in realtà incenerito a causa di errori di conferimento. Come risulta da moltissime esperienze a livello nazionale, basterebbe passare ad una raccolta porta a porta di tutte le frazioni per migliorare effettivamente la qualità del materiale raccolto, ma questa ipotesi è sempre stata osteggiata da AVA, chissà perché…..

acura di Laura Rossi – 2015

SCHIO – V.I.A. inceneritore del 2009

Questa valutazione di impatto ambientale, redatta nel 2009, che si rese necessaria allorchè, una volta costruita la linea 3 che avrebbe dovuto sostituire la linea 1 , si decise di mantenere in attività le tre linee. Alla pagina 12 ( 2.3 Quadro di riferimento ambientale) si sottolinea come l’area attigua all’impianto sia priva di “bersagli sensibili” quali scuole ed ospedali. Tale considerazione, decisiva per il parere positivo al mantenimento delle tre linee, fu poi clamorosamente invalidata dalla costruzione dell’ospedale di Santorso a poche centinaia di metri in linea d’aria dall’impianto di incenerimento.

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Schio -inquinamento del terreno – studio Racanelli

Lo studio allegato ( difficile da commentare poichè è disponibile solo questa presentazione e non lo studio completo  ) è l’unico reso noto su  campioni di latte vaccino prodotto da animali della nostra zona. I campioni, provenienti da 4 stalle, sono stati testati per due volte. I risultati sembrano rassicurare ma devono essere fatte alcune semplici considerazioni :

– dai dati forniti non è dato sapere se il foraggio con cui erano alimentati gli animali fosse di provenienza locale. Il dato è importante poichè la contaminazione da diossine avviene prevalentemente attraverso la catena alimentare .
– il numero di campioni è veramente esiguo.
– nonostante questo studio sia stato spesso citato da chi voleva rassicurare la popolazione, le raccomandazioni finali degli Autori riguardo alla necessità di monitorare le emissioni di POP’s ( inquinanti organici persistenti, tra cui le diossine) in continuo e di effettuare frequenti controlli su più matrici alimentari sono state finora disattese.